Il tempo delle vacanze invernali richiama, da sempre, l’idea della famiglia: ritrovarsi intorno ad un tavolo, circondati dagli affetti più profondi, per godere del lato buono del legame familiare che si trasmette tra le generazioni, da quella più anziana dei nonni a quella più giovane di figli e nipoti.
Nella frenesia natalizia passa nel silenzio delle retrovie l’esperienza di tutte quelle realtà familiari che, pur desiderando un progetto di generatività già consapevole e maturo a livello affettivo, non possono accedere alla realizzazione dello stesso, spesso per problemi di infertilità.
In Italia questa condizione riguarda circa una coppia ogni cinque; una parte di queste realtà intraprende il percorso per la genitorialità adottiva che porta con sé sia la speranza di poter costituire un nucleo familiare includente uno o più figli, ma anche la consapevolezza del fatto che sarà un percorso lungo e complesso. Raggiunta la tappa della dichiarazione dell’idoneità adottiva, parte l’attesa del processo di abbinamento al figlio tanto atteso: chissà se è già nato, in quale parte del mondo si trova in questo momento, se arriverà e quando. Chissà come starà passando questo Natale.
Le aspettative sociali e familiari
Il Natale è una festa profondamente legata all’idea di famiglia e questo messaggio viene trasmesso continuamente attraverso i canali comunicativi utilizzati nelle nostre società, dalle trame dei film, alle immagini pubblicitarie, alle campagne di marketing che propongono articoli in parure per tutta la famiglia (ad esempio capi di abbigliamento coordinati per mamma, papà e figli) fino ad entrare nelle case attraverso il rispolvero delle tradizioni natalizie da fare insieme per accompagnarsi alla festa di Natale. Che si tratti del cucinare i biscotti da lasciare in dono a Babbo Natale o dell’insegnare ai più giovani la ricetta “di famiglia” per la crema di mascarpone, tutto in questo periodo racconta dell’importanza della trasmissione delle eredità affettive delle famiglie, affinché venga garantita, nelle nuove generazioni che si affacciano al mondo, la sopravvivenza della memoria del proprio nucleo.
Famiglia è garanzia di sopravvivenza attraverso l’amore, vincolo talmente potente da essere stato reso sacro dalla tradizione religiosa: la possibilità di nuova generazione è un dono addirittura divino. Peccato che non tutte le famiglie che desiderano questa benedizione possano poi, realmente, viverla in questo periodo.
La gestione delle emozioni contrastanti
Per le famiglie che stanno affrontando il percorso di pre-adozione, Natale è un periodo complesso perché obbliga la coppia ad affrontare parti emotive contrastanti tra loro: da una parte la rievocazione della cicatrice (o della ferita) del lutto della non generatività biologica, dall’altra la speranza nel percorso alternativo intrapreso. Da una parte il dolore non dicibile del desidero di immaginare un Natale per un figlio non ancora incontrato, dall’altra il desiderio di volersi concedere la fantasia di sbirciare in una vetrina di giochi o di prodotti per l’infanzia, immaginando, senza poterlo ancora dire ad alta voce “chissà se gli/le piacerebbe…”.
Da una parte la fatica di affrontare le domande di rito e le frasi di circostanza, dall’altra la speranza di poter essere, finalmente, i portatori della buona notizia della nuova generazione in arrivo “ci hanno chiamato, abbiamo appuntamento con il giudice e l’assistente sociale il giorno X”.
Non esiste un manuale di istruzione per comportarsi in modo “adeguato” in una situazione simile; stare dentro ad un periodo lungo è, per molte di queste coppie, un ostacolo estremamente alto poiché c’è la paura di risultare sgradevoli se non inopportuni nel poter manifestare la propria realtà emotiva.
È un periodo che costringe coppie e famiglie a camminare sulle uova, perché l’attesa di una famiglia che tarda a realizzarsi si trasforma in una sensazione amara da tenere in bocca. Eppure, se ci pensiamo bene, questa parte emotiva è estremamente preziosa e necessaria proprio a cementificare il senso di famiglia: contrariamente a quanto temiamo, poter parlare liberamente di quanto, a volte, possa essere difficile l’attesa di un figlio di cui non sappiamo ancora nulla, non allontana gli altri, ma li aiuta a comprendere quanto importante sia il desiderio di quella genitorialità e di quanto quel bambino o quella bambina siano già amati e desiderati da tutto il nucleo familiare.
Non è solo la rottura del senso di solitudine, ma anche la possibilità di dare valore al percorso che si sta attraversando e alle emozioni ad esso connesse.
Strategie per affrontare la fatica emotiva
Se si costruisce la possibilità di un dialogo sereno e rasserenante su queste tematiche, diventa possibile individuare alcuni piccoli strumenti per accompagnarsi a costruire un periodo natalizio che parli realmente di accoglienza e condivisione in famiglia:
Stabilire confini chiari, comunicando in anticipo a familiari e amici quali argomenti si preferisca non affrontare apertamente e chiedendo che questo venga accettato e rispettato da tutti.
Creare nuove tradizioni, iniziando a costruire rituali che rappresentino la propria famiglia, anche se ancora in divenire, in modo da poterli poi raccontare e tramandare alla nuova generazione, nel momento in cui sarà possibile accoglierla.
Concedersi il diritto di dire “no”: se alcune situazioni o eventi risultano troppo stressanti, è legittimo scegliere di non partecipare.
Praticare la gratitudine: nonostante le difficoltà, concentrarsi su ciò che si ha – una relazione solida, una rete di supporto, un percorso adottivo in corso – può alleviare il peso delle aspettative non ancora soddisfatte e permettere di focalizzarsi sulla famiglia possibile oggi.
Note biografiche: La dott.sa Marina Zanotta è psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva, esperta anche di genitorialità ed età adulta. Responsabile dell’area materno infantile di Associazione Alice ETS (www.aliceets.org), si occupa del coordinamento di progetti di formazione e prevenzione del maltrattamento in età evolutiva, formazione.