Viaggio nel mondo sonoro degli adolescenti
Giulio mi aggiorna entusiasta sulle sue nuove scoperte musicali. Mi parla di un tale Dunbo, giovane rapper emergente. Ascoltiamo insieme e cosa ti scopro? Che il titolo del brano è “Vagabondo”, reinterpretazione moderna del classico dei Nomadi, con un mix di indie, trap e new wave. Mi guardo bene dall’informarlo che i Nomadi cantavano “Io Vagabondo” nel 1972 – trentasette anni prima che lui nascesse – e che io stessa l‘ho cantato a squarciagola al karaoke durante la festa del mio matrimonio, tenendo per mano mio marito.
Certo Dunbo canta solo il ritornello e poi, in formato rap, parla di sé e dei giovani della sua generazione. Il video è tenero e Dunbo un bel ragazzo, tatuaggio sul collo, si beve una Ceres, batte il cinque agli amici che incontra, porta un cappellino da pescatore infilato quasi fin sotto gli occhi. Mi piace poter condividere parole ed emozioni con Giulio, decidiamo che sarà il nostro rituale di inizio prima di metterci a studiare.
Due settimane dopo Giulio si è rotto di Dunbo e mi propone una meno apprezzabile canzone di Lazza & Sfera Ebbasta dall’inquietante titolo Fentanyl (il fentanyl è tristemente noto negli USA, dove, mescolato ad altre sostanze, causa overdose e morti per intossicazione). È il tipo di canzone che allarma gli adulti, parte di quella musica trap oggi tanto in voga, spesso piena di volgarità, una certa dose di aggressività e parole infilate insieme apparentemente a vanvera.
La musica trap, nata negli Stati Uniti e poi diffusa in tutto il mondo, è caratterizzata da ritmi forti, testi espliciti e temi spesso legati a ribellione, soldi, droga, violenza o vita di strada. Può spaventare per l’influenza negativa sui figli che potrebbero, per emulazione, mandare all’aria un duro lavoro educativo mirato a trasmettere valori e sani principi. Va ricordato, tuttavia, che un adolescente può ascoltare trap senza condividerne i messaggi più controversi (sesso, droga, violenza). Spesso c’è una separazione tra il contenuto e l’ascolto: si gode la musica per lo stile, non necessariamente per la morale. La scelta è fortemente condizionata dalla popolarità sui social, il sound trascinante – bassi profondi, ritmi sincopati, beat accattivanti – è pensato per colpire, coinvolgere fisicamente ed emotivamente. Per molti adolescenti è semplicemente “qualcosa che carica”.
La musica è sempre stata forma di appartenenza generazionale, basti pensare al rock, che oggi appare innocuo e per molti piacevole, ma che negli anni 50-60 è stato scandaloso, per i riferimenti sessuali – ricordate i movimenti pelvici di Elvis Presley? – era rumoroso, caotico e rappresentava una nuova libertà espressiva, sfidava l’autorità, rompeva barriere in una società moralista e razzista. Il metal degli anni ’80 – che urlava testi densi di satanismo, sesso e violenza – fu accusato di corrompere i giovani, ma per molti adolescenti rappresentava una ribellione teatrale, non reale. Gli adolescenti godevano dell’esagerazione: Ozzy Osbourne mordeva la testa di un pipistrello sul palco, i ragazzi ne erano estasiati ma non è che poi se ne andavano in giro a morsicare animali.
Thasup, con la sua voce distorta, un linguaggio criptico e uno stile vagamente alieno risulta incomprensibile – e pessimo – agli adulti che lo accusano, tra l’altro, di promuovere droga, isolamento e disinteresse. Eppure, i suoi testi sono spesso riflessivi, malinconici, profondi, anche se mascherati dietro un’estetica che potrebbe risultare assurda. Parla di disagio, solitudine, distacco dalla società, produce quasi tutto da solo, come un vero artista completo. Canta Dimmi che c’è, cerco il motivo per cui sei sad (in slang giovanile “triste”) sai che non lo dirò, giuro a nessuno mai mai mai, io anche mi chiudo sai…Chissà se tra qualche decennio verrà rivalutato e diventerà icona…
Ascolto la canzone con Ginevra che mi dice ”è come se capisse tutto quello che penso senza che devo spiegare niente. È come se la sua musica parlasse per me, mi fa sentire meno sola, anche quando sto chiusa in camera. Anche se è una canzone triste mi fa stare meglio. Lazza canta mi sento in un tunnel con il buio davanti, litigo con l’umore, fa sali scendi come sopra la giostra di un luna park…”
E Alvise – grande estimatore di Lazza – mi confida ”è come se la musica prendesse tutta la rabbia che ho dentro e la trasformasse in energia, capisci?”
Gli adulti – me compresa – ascoltano altri generi e altre melodie – lo stile sonoro e l’immagine degli artisti trap sono molto lontani dal nostro gusto musicale. Tuttavia, vale la pena di curiosare almeno un po’ in quel mondo, tanto lontano da noi, ma che potrebbe riservare qualche sorpresa. La loro musica potrebbe risultarci meno indigesta, si potrebbe comprendere un po’ di più in quale mondo stiano quando per ore indossano le cuffie e non rivolgono la parola a nessuno. Sono nella loro bolla a cercarsi, più che rimproverarli si dovrebbe provare a comprenderli senza pregiudizio.
Alcuni tra noi educatori, nei percorsi con adolescenti sulle emozioni, propongono testi come “Apnea” di Rkomi: sto in apnea, non respiro, è dura la vita, la testa è un labirinto senza uscita cerco pace, ma tutto intorno è rumore, tra mille dubbi, provo a restare a galla. Ne escono riflessioni profonde, confidenze, confronti tra loro, che non potrebbero uscire con i testi del nostro adorato De André, perché sono nostri e non loro: farebbero il gesto delle due dita in gola e, credo, avrebbero ragione, per principio più che per vero disgusto verso i nostri cantautori.
Metto su roba potente mi sfogo con le cuffie, così nessuno può sentire. Invece di esplodere butto fuori ascoltando le canzoni che mi fanno sentire forte. Senza la musica in certi momenti non so proprio come farei. (Andrea – 16 anni)
Gli adulti non capiscono un tubo di musica, ascoltano solo roba vecchia e noiosa. Non sanno cosa vuol dire vibrare davvero con una canzone. Per noi la musica è tutto, è la colonna sonora della nostra vita, mica roba da mettere in sottofondo mentre cucinano. Loro pensano che basta accendere la radio e ascoltare quello che passa, noi è un’altra cosa, è una roba che ti entra dentro. (Rachele – 17 anni)
I miei genitori non capiscono niente! Sempre a dirmi “questa musica è spazzatura” o “metti su qualcosa di decente”. Ma che ne sanno loro?! Pensano solo che sto sempre con le cuffie a fare il cretino, ma non è così! Se potessero capire come mi fa stare bene, forse smetterebbero di rompere! (Emiliano– 16 anni).
Questo ci spiegano: la musica è un elemento fondamentale nella loro vita. Uno strumento potente per rispecchiarsi, esprimere emozioni, costruire identità e appartenenza sociale. Vale la pena di ascoltare. Non dico che si debba mettere su trap alle cene di famiglia o agli aperitivi con gli amici, ma che avrebbe senso lasciar perdere critiche e prediche e provare a chiedere qualcosa sul loro senso della poesia.
Metterò il peggio di me dentro a una crisalide per non farti più male se lo farai anche te (Mahmood – Inuyasha)

Autore
Monica Nobile - pedagogista, tutor dell’apprendimento, counselor
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