Questo libro è innanzitutto una dichiarazione di amore da una madre a un figlio, ma è anche, se non soprattutto, un diario dove l’autrice parla di sé, della ragazza che è stata e della donna che è diventata. Raccontandosi come madre, lascia che il figlio emerga dalle pagine come interlocutore. Anand, oggi quasi tredicenne, è un bellissimo ragazzino di origine indiana adottato a quasi sei anni di età nell’ambito delle liste speciali needs. Nel libro si parla spesso anche delle sue difficoltà. Queste tuttavia non rilevano in sé, ma solo in rapporto alle paure e fragilità della madre. Proprio attraverso la relazione con il figlio, l’autrice trova lo stimolo necessario per affrontarle e ripensarsi.

Volevo raccontarti di te, ma ho finito con il parlare – anche e soprattutto – di me. Succede sempre così. Non c’è mai davvero modo di uscire da se stessi, anche quando parli di un altro, inevitabilmente lo fai dalla tua prospettiva. Il nostro incontro, con il tempo, si è fatto relazione e in una relazione le carte inevitabilmente si mescolano, attraverso un strano gioco di specchi, fatto di rimandi e di riflessi, mi è toccato l’arduo compito di ridefinirmi, proprio io che di me credevo ormai di sapere tutto. Quando si sta insieme, uno nella vita dell’altro, ci si può ignorare, dividere lo stesso spazio senza mai davvero entrare in contatto, ma non si può barare. Inevitabilmente ci si svela, ci si denuda, ci si scopre vulnerabili e, per certi versi, nuovi.


Cosa dicono i lettori: le recensioni

‘Questo libro mi è piaciuto molto perché è il racconto di vita di una donna che si mette a nudo e che diventando mamma continua a crescere nella relazione con il figlio. Come suo figlio, Anand, che col suo disarmante buon senso la spiazza. “Mi regali nuovi prospettive, mi ricordi che una relazione, anche quando asimmetrica per età e per esperienze come quella tra una madre e un figlio implica sempre uno scambio e in definitiva un’opportunità di ripensarsi e ridefinirsi attraverso l’altro”. Mi ci sono rivista molto quando si descrive come mamma imperfetta e come, accettare questo, sia stato sempre un percorso, perché anch’io sono partita dal propormi come mamma impostata, frutto delle nozioni apprese sui libri, per poi capire che bisognava solo dare del tempo, sia a me che a mio figlio, di conoscerci, per poi poter essere noi stessi. Ha ragione Heidi, mamma si diventa e il sapersi dare i propri tempi fa la differenza.

Lo consiglio tantissimo perché offre tante chiavi di lettura su come gestire le “fatiche” che i bambini adottivi incontrano. Perché parla di come il nostro sguardo può condizionarli se noi ci concentriamo solo sulle difficoltà che incontrano, senza dare risalto alle risorse che hanno e che sapientemente usano per compensare.’

Barbara

RECENSIONE: 

2140 giorni di noi di Anna Guerrieri

VIDEOINTERVISTA all’autrice di Sara Leo 

Qui trovate:

Ad un secondo sguardo – La pagina FB personale attraverso cui comunica scrivendo.

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Heidi B. Heilegger

avvocata, nel suo lavoro si occupa principalmente di diritto di famiglia e dei minori. Collabora con Genitori si diventa per cui ha scritto numerosi articoli su tematiche giuridiche legate all'adozione. Nel 2014 è diventata mamma per adozione di Anand e ha ritrovato l'antica passione per la scrittura autobiografica. Da sempre coltiva l'ostinata convinzione che - parafrasando il titolo di un celebre libro di J. Winterson - essere felici sia più importante che essere normali.

La nostra associazione organizza attività dedicate alla famiglia adottiva e a chi intende avvicinarsi al mondo dell’adozione.

Organizziamo conferenze e incontri dedicati ai temi a noi cari e molte attività dedicate ai soci.

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